Il Regno Unito e le sanzioni

La posizione del Regno Unito nei riguardi delle sanzioni internazionali si prospetta interessante alla luce della Brexit. Resta, infatti, da capire, quale atteggiamento il Regno Unito assumerà con riguardo alle sanzioni ONU e UE.

Alcune “mosse” sono già state assunte: vista la rimozione progressiva delle sanzioni all’Iran sulla base del JCPOA, firmato nel 2015, l’organizzazione britannica di Export Control (ECO) il 22 marzo 2017 ha ritirato la UK Iran List, una guida che forniva indicazioni su soggetti e società iraniane, destinatarie di misure restrittive. Si tratta di un primo passo di intervento del Regno Unito, «autonomo» dall’Unione europea. Resta inteso che il Regolamento (UE) 267/2012 e 359/2011 restano comunque in vigore.

Il 31 marzo è stata, poi, lanciata una consultazione pubblica circa la policy da adottare nel post Brexit in merito alle sanzioni: l’EU External Affairs Sub-Committee della Camera dei Lords si sta, infatti, occupando di raccogliere, entro giugno, le diverse posizioni su vantaggi e svantaggi della futura cooperazione tra UK e Unione europea, le modalità di implementazione e trasposizione delle future misure restrittive nel diritto inglese e l’eventuale impatto di un regime di sanzioni separato rispetto a quello UE.
Infine, il 1° aprile è entrata in vigore la Part 8 del Policing and Crime Act 2017 che conferisce all’Office of Financial Sanctions Implementation (OFSI), parte dell’HM Treasury, il potere di imporre sanzioni civili monetarie molto elevate in caso di violazione delle misure restrittive di tipo finanziario imposte a livello internazionale (ONU), europeo (UE) e inglese (UK). Le multe possono arrivare anche a 1 milione di sterline o ad una quantità pari al 50% del valore dei fondi e delle risorse economiche colpite dalla violazione, mentre le sanzioni penali prevedono la reclusione da 2 a 7 anni per “conviction on indictment” e da 3 a 12 mesi per casi minori (“summary conviction”).  Nei casi di “voluntary disclosure” è prevista una riduzione della multa fino al 50%. L’OFSI ha anche pubblicato una guida ad hoc per l’applicazione della Part 8. Questo nuovo quadro delle sanzioni per violazione delle misure restrittive di tipo finanziario si applica a ogni cittadino inglese ovunque si trovi, a cittadini di qualsiasi nazionalità presenti su territorio britannico e a ogni società costituita secondo diritto inglese (incluse le succursali o sedi secondarie). Pertanto, anche società non inglesi ma aventi una connessione con il Regno Unito, ricadono nella sfera di applicazione della nuova normativa, alla pari di quanto accade secondo il diritto statunitense: il Regno Unito sembra, quindi, introdurre uno schema di applicazione delle sanzioni simile a quello U.S.A..

Autore: Ilaria Anna Colussi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *