Gli interventi della Corte di Giustizia in tema di sanzioni

La Corte di Giustizia dell’UE sta esercitando un forte ruolo nell’ambito delle sanzioni economiche internazionali. Se inizialmente la Corte limitava la sua competenza al solo controllo della legalità della procedura nell’adozione di decisioni nell’ambito della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), nel corso del tempo è venuta ampliando il mandato del suo scrutinio, sancendo a volte la mancanza di motivazione o di prove sufficienti per la designazione di un determinato soggetto, altre volte la violazione del principio di certezza giuridica o la segretezza e vaghezza delle decisioni del Consiglio (per esempio, si vedano, tra i tanti, i casi T-380/14, Pshonka v. Consiglio; T-12/11, Iran Insurance Company c. Consiglio; T262/12, Banca Centrale iraniana c. Consiglio). In altri casi, la Corte ha sottolineato il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei soggetti listati, come il diritto di difesa o il diritto all’effettiva protezione giudiziale o i principi del “giusto processo” (per esempio, C-402/05 e 415/05, Yassin Abdullah Kadi and Al Barakaat International Foundation c. Consiglio e Commissione).

Nei casi più recenti, la Corte si è occupata anche di re-listaggio di entità già precedentemente listate. In Islamic Republic of Iran Shipping Lines c. Consiglio, i giudici europei hanno rigettato il reinserimento dell’entità, già precedentemente listata dal Consiglio dell’Unione europea nel contesto delle sanzioni all’Iran, ritenendo che mancassero nuovi motivi tali da giustificarne il reinserimento nella lista. Viceversa, nel caso Bank Tejarat la Corte ha confermato il re-listaggio, dal momento che la Banca offre supporto finanziario significativo al governo iraniano nella realizzazione di progetti di sviluppo del settore petrolifero. Similmente, nel caso Sharif University of Technology la Corte ha rigettato l’appello dell’Università avverso la sentenza della General Court che rigettava la richiesta di cancellazione dalla lista, affermando che il supporto materiale, logistico, finanziario al governo iraniano, tale da giustificare le sanzioni, non implica per forza una connessione con attività nucleari. Infatti, la fornitura di satelliti e materiale aerospaziale militare è tale da giustificare le misure restrittive avverso l’Università in questione. Nel caso Aisha Quaddafi la Corte ha sostenuto che la re-inclusione della figlia del Colonnello Gheddafi nelle liste dei soggetti libici sanzionati (alla quale l’UE era intervenuta in risposta alla designazione ONU) fosse ingiustificata in quanto non fosse chiaro il suo ruolo “individuale, specifico e concreto” negli attacchi contro i civili.

Quanto alla designazione di nuovi soggetti, nella sentenza Haswani c. Consiglio, la Corte ha annullato le sanzioni imposte a George Haswani, uomo d’affari siriano e co-proprietario di una società di costruzioni e servizi ingegneristici accusato di avere legami con il regime siriano e di essere intermediario nei contratti, specialmente favorendo società russe. I giudici hanno sostenuto che mancavano ragioni sufficienti per la sua inclusione nelle liste dei soggetti designati e che le prove allegate dal Consiglio fossero vaghe e non sostanziali. Ugualmente, nel caso Alkarim for Trade and Industry LLC – una società siriana coinvolta nel commercio di lubrificanti e petrolio – la Corte ha annullato, per mancanza di prove sufficienti, la sua designazione che era stata motivata dall’essere società madre di Pangates a supporto del regime siriano e associata alla già listata Sytrol

Autore: Ilaria Anna Colussi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *